martedì 17 gennaio 2012

L'importanza delle parole

Se pronunci la parola “libertà”, devi conoscere, prima, il valore delle rinunce;
se pronunci la parola “fratellanza”, devi sapere che ciò che è tuo, non è stato sottratto a un tuo fratello;
se pronunci la parola “amore”, non scordare, mai, non puoi scegliere;
se pronunci la parola “rivoluzione”, ricorda sempre i "per chi" e non i "per cosa",
ma se pronunci la parola “privilegi”, anche i tuoi sono incompatibili con rivoluzione, fratellanza, libertà
e in amore l'unico privilegio è avere accanto la persona che ami.

Direzioni


Ora che la luce illumina il passaggio

dimentico

le strette geometrie delle mie necessità

e il settimo raggio

rischiara l’oscurità della mia anima

venerdì 13 gennaio 2012

Il vecchio dei giorni

Il vecchio dei giorni
mi guardò negli occhi,
non esistono luoghi
che io non abbia determinato
ammirato
ho guardato l'universo
e l'immensità dei numeri
non era la quantità
della bellezza
ma la sua vera natura
tutti i numeri che conosceremo
lì in bella mostra
realtà e ascendenza.
Solo dopo ti vidi
cullare tra le braccia
tua figlia,
e finalmente chiusi gli occhi
posseduto dall'amore
che avrebbe governato ogni cosa.

martedì 10 gennaio 2012

Pratityasamutpada

I piedi nudi sui ciottoli levigati
dall’acqua originaria
alla settima ansa del fiume
giro, verso destra.
Le montagne.
I picchi innevati nel cielo immaginario
dove cerco con la mente il settimo passaggio
la, dove la grande magnolia
quasi nasconde agli uomini
la vista dell’eterno
il temporale già si annuncia
con una unica solitaria goccia perfetta
conto mentalmente: sette, le gigantesche ametiste
che segnano il cammino
come guardiani viola che il penitente non si perda
nel tempo di quell’infinito grembo
e la pioggia che ora ti bagna
di lacrime mai piante,
nel ciclo interrotto ad ogni passaggio della luna di luglio,
ti ricorda che ti devi prostrare alla settima pietra
perché da lì proseguirai
senza sosta alla ricerca della vera sostanza della tua vita
e quando sarai percorso da un’onda di frenetica energia,
e il tuo cuore percepirà il nulla
conta gli ultimi sette passi, e
avrai trovato la settima casa
dove lei è sempre stata,
luce nella tua tenebra.

lunedì 9 gennaio 2012

Corna di cervo

Guardo la mia faccia trasfigurata
grido del mio sangue
e piango le mie spine
ma il dolore che mi possiede
mi concepisce
nella vita nuova
dove tutti
si nutrono della propria essenza
e del suo opposto,
e la meraviglia sfama la conoscenza

Il diavolo dal corno d’oro

Nel lontano deserto delle terre di confine, in un luogo sconosciuto, si trovava un’anomalia, come se la sabbia ostile abitasse un’altra regione, anziché quel luogo infuocato: una oasi di essenze dense e verdi cupo, che coprivano l’ostilità del sole. In quel posto incredibile, esisteva uno strano mercato, mille banchi di legno di balsa, colorati di bianco, ricolmi di indescrivibili e multiformi oggetti, profumi dai cento odori, stoffe che non trovavi in nessun posto al mondo, animali estinti vivi, animali morti, impagliati che vivi, non li avevi mai incontrati, pipe d’alabastro, piatti di ghiaccio, strane sfere che recavano curiose incisioni, e mappe di luoghi sconosciuti, niente di simile esisteva, almeno sulla terra. Il mercato del diavolo.

I venditori erano tutti demoni, giganteschi, o quanto il palmo di una mano, ricoperti di ispidi e lunghi peli scuri, o bianchi e levigati come i ghiacci eterni, cornuti, con gambe umane, piedi di animali, o animali dal volto di bambina dai capelli tagliati al buio dell’inferno più profondo, tutti insieme in quella bolgia, in un’oasi di pace, in un deserto infernale. Tra tutti ne spiccava uno, bellissimo, dalle fattezze umane, le lunghe gambe di cavallo, e un unico corno, laterale, che splendeva di mille stelle, un corno d’oro. Al suo banco si fermavano, per prima, tutti coloro che venivano al mercato del diavolo, da qualunque direzione provenissero, il primo era lui, il diavolo dal corno d’oro. Attratto dal bagliore accecante, anche un angelo si fermò.

Prendi questo, ha il colore dei tuoi occhi>, disse, con un sorriso accattivante, indicando un caftano blu cobalto, di preziosa seta della lontana regione dei 13 fiumi, a oriente, con ricami rosso e oro.

< Mi piace> disse l’angelo < ma la cosa che veramente mi interessa di questa meraviglia, è il piccolo inserto, a destra, in basso>



<2 quadrati, 4 lati per ciascuno, 4_4, Quattro Quattro: una magia! Da 4_4 puoi ottenere tutti i numeri decimali, da zero a nove>

< da 44, puoi ottenere anche, il numero magico dell’amore?> lo interruppe il diavolo, mentre il viandante alato cominciava a elaborare le formule necessarie,



Il volto del demone dal corno d’oro si trasformò, repentinamente, come se fosse morto e rinato, negando la vita precedente: < Io ho amato, e perduto, per questo ora sono come mi vedi, la luce del mio corno è l’unica testimonianza dello splendore della fusione della mia unicità negata> prese il caftano, e con le lunghe mani di donna, porse all’angelo il prezioso manufatto < E’ tuo, te lo regalo, perché mi hai ricordato quando ho avuto dalla grazia dell’1>

L’angelo prese quel prezioso dono, in silenzio voltò le spalle, e proseguì verso l’altrove. Dopo un po’ si voltò a guardare l’oasi del diavolo, ma la luce più brillante che avesse mai visto, che potevi notare oltre la curvatura della terra, era scomparsa.

Solamente molto tempo, dopo seppe che lo splendore era rientrato nel cuore del demone, che ora vagava nella terra dell’1, vestito di una tonaca candida, con 2 quadrati finemente ricamati, all’altezza del cuore.

Mi corre l’obbligo di ringraziare la “Befana”, che ha portato in dono a mia figlia, un meraviglioso libro “L’uomo che sapeva contare”, Salani Editore- 2011, che contiene il racconto “Andando al mercato” (pag. 32) e la magia dei Quattro Quattro; ringrazio gli amici di twitter “Gravità Zero”, per averne consigliato la lettura.

Meglio concludere le feste con la magia, che con un rimpianto.

giovedì 5 gennaio 2012

“L’intelligenza che verrà”

Porto con me una piccola luce
nutrita d’incostanza
e morta d’illusione
percorro l’oscuro
che memoria antica
sorregge
e nel frastuono di tenebra
affollato di mediocrità
lontano, vedo
la vita immateriale che mi appaga