Lo vedi mentre, lontano dal mondo, indaga con gli occhi stretti, un minuscolo
quasi invisibile, prodotto dell’ingegno umano:
una strana vite.
Dov’è il suo posto?
Qual è la sua originaria posizione nell’impalpabile disegno della complessità?
La rigira nell’altra mano, come se un cambio della prospettiva potesse cambiare le cose.
La stringe, un attimo, nel pugno chiuso che, percorrendo un arco perfetto nell’aria carica di salsedine, porta quasi a sfiorare il suo naso. La mano, che lentamente dischiude, come aspettando il miracolo di coordinate che lei stessa ha avuto il tempo di ricordare, ora, quasi a oscurare il sole, completamente aperta, rivela l’inquietante verità: la vite, dov’è finita?
Caparbio cercherai, per sempre, il piccolo elemento di metallo, vivendo l’inquietudine della perfezione perduta, e le notti insonni che si succederanno, ti ricorderanno quando l’armonia della natura, non ancora intaccata dalla perdita, parlava di disegni cosmici perfetti, d’infinitesimi particolari, all’apparenza insignificanti, che nell’unicità dell’uno, portavano in se la bellezza del disegno complessivo.
Ma proprio perché nel particolare risiede la ragione del tutto, Il Mastro non avrà pace, fino a quando non stringerà, ancora, fra le sapienti dita, la piccola, invisibile vite. E, solamente allora, tra mille miliardi di miliardi di piccoli spazi, saprà, esattamente, dove si trovava all’origine di quanto tutto ebbe inizio.
giovedì 21 aprile 2011
mercoledì 20 aprile 2011
Quando l'aria viene messa in movimento
Percorrendo la strada intrapresa nel precedente post: "La musica nella sua massima espressione aspira al silenzio" e, come per disattendere eventuali dimostrazioni teoretiche del rapporto musica- silenzio, riporto le parole di Robert Baccou, e, anche se la "credibilità rimane tanto indimostrabile quanto affascinante, e l'importanza incommensurabile", come ci ricorda l'autrice, dal cui testo ho ripreso la citazione, è proprio l'indimostrabilità, secondo l'autrice, dell'affermazione, che mi ha quasi obbligato a riportarla: "Nel sistema celeste, dunque, dobbiamo ritrovare le consonanze della lira (strumento musicale, n.d.a.). Perché invece non avvertiamo questa armonia? Proprio perché la udiamo continuamente, mentre un suono viene percepito solo in rapporto al silenzio"
(Robert Baccou citato da Simonne Jacquemard in "Pitagora e l'armonia delle sfere" Donzelli Editore- 2006, pag. 133)
(Robert Baccou citato da Simonne Jacquemard in "Pitagora e l'armonia delle sfere" Donzelli Editore- 2006, pag. 133)
venerdì 15 aprile 2011
La musica nella sua massima espressione aspira al silenzio
"...il termine stesso di armonia si ricolleghi al convergere di opposti, e come questa connessione si effettui all’interno di una dimensione continua che sfuma, senza soluzione di tale continuità, dall’uno all’altro estremo".(Chiara Richelmi "Circulata melodia" L'armonia delle sfere nella Commedia di Dante Alighieri).
martedì 12 aprile 2011
Riflettevo
Riflettevo sul verbo determinare, e improvvisamente, le parole hanno preso vita, in un altro luogo rispetto a quello che io pensavo di destinare loro,ne hanno, di fatto, sviato l'originaria composizione: Verbo e Determinare.
Verbo: (citazione)
"In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo " (Giovanni1.1)
Determinare:
Deliberare, mettere in libertà, scegliere.
La magia delle parole: si compongono, si oppongono, prendono un'altra strada, tu le metti insieme per dare corpo alle tue idee, e loro generano una disarmonica, inavvicinabile, inconciliabile quanto inesauribile guerra santa.
Volevo dedicare questa breve, quanto incomprensibilmente criptata, riflessione a Mina Welby che, sono sicuro, capirà.
Verbo: (citazione)
"In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo " (Giovanni1.1)
Determinare:
Deliberare, mettere in libertà, scegliere.
La magia delle parole: si compongono, si oppongono, prendono un'altra strada, tu le metti insieme per dare corpo alle tue idee, e loro generano una disarmonica, inavvicinabile, inconciliabile quanto inesauribile guerra santa.
Volevo dedicare questa breve, quanto incomprensibilmente criptata, riflessione a Mina Welby che, sono sicuro, capirà.
lunedì 11 aprile 2011
Tutto può succedere


Mentre assistevo al consiglio di amministrazione della bottega delle meraviglie di Mr. Magorium e mi deliziavo degli occhi incantati di mia figlia, che per la decima volta, o forse di più, guardava il film Mr Magorium e la bottega delle meraviglie (Film Colony, regista Zach Helm, uscito in Italia nel gennaio del 2008), mi è venuto in testa Vittorino Andreoli, che singolare somiglianza, e il suo ultimo libro "Il denaro in testa" dove esamina il rapporto distorto, e in quanto patologia studiata dallo Psichiatra, dell'uomo dei nostri tempi e il denaro:" La società del denaro non coglie la bellezza del mondo e neanche il suo affanno, riduce l’uomo a un salvadanaio che si può rompere troppo facilmente, lasciando solo dei cocci.....", e mentre scorrevano le immagini del film e la bellezza del sogno che coinvolge, non solamente i bambini ma anche un adulto predisposto a riconoscerla, ho ritrovato nella mia mente le parole che lo stesso Vittorino Andreoli pronunciava, come una sentenza apocalittica, in una intervista di Serena Dandini nella trasmissione "Parla con me" dell'inizio di quest'anno:"Il denaro oggi è la cifra dell'uomo, non più degli oggetti ,cioè un uomo è ridotto al denaro che ha, perché il denaro lo rappresenta... oggi il denaro ha risolto tutti i problemi filosofici, oggi l'uomo è la quantità di denaro che possiede." Altro che bottega delle meraviglie dove "Tutto può succedere
mercoledì 6 aprile 2011
Ho gli occhi appena chiusi
Ho gli occhi appena chiusi
perché la luce della tarda mattinata
non mi abbagli.
Ho gli occhi appena chiusi anche quando
le tenebre illuminano la mia solitudine.
Ho gli occhi appena chiusi per vedere
quel punto lontano
allontanarsi sempre più.
Ho gli occhi appena chiusi
perché la testa mi scoppia
nella leggerezza della sua assenza.
Ho gli occhi appena chiusi
per non vedere il fiume salato
gonfiarsi senza che le stagioni
possano interrompere la sua corsa verso il mare.
Ho gli occhi appena chiusi
potrei dormire,
sognare
di non avere gli occhi appena chiusi
per non perdere neanche il più piccolo dettaglio
della mia disperazione,
e con occhi sbarrati
e folli
chiedere al mio cuore
di riprendere la sua corsa ticchettante verso la vita.
A un amico
perché la luce della tarda mattinata
non mi abbagli.
Ho gli occhi appena chiusi anche quando
le tenebre illuminano la mia solitudine.
Ho gli occhi appena chiusi per vedere
quel punto lontano
allontanarsi sempre più.
Ho gli occhi appena chiusi
perché la testa mi scoppia
nella leggerezza della sua assenza.
Ho gli occhi appena chiusi
per non vedere il fiume salato
gonfiarsi senza che le stagioni
possano interrompere la sua corsa verso il mare.
Ho gli occhi appena chiusi
potrei dormire,
sognare
di non avere gli occhi appena chiusi
per non perdere neanche il più piccolo dettaglio
della mia disperazione,
e con occhi sbarrati
e folli
chiedere al mio cuore
di riprendere la sua corsa ticchettante verso la vita.
A un amico
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