Avrei voluto dirti che ti guardo quando tu non mi vedi, per capire i tuoi cambiamenti
Avrei voluto dirti che ti vedo sempre cambiare, e restare, sempre, la meraviglia della mia vita
Avrei voluto dirti che tutto di te compone l'unicità del tuo essere
Avrei voluto dirti che sei disordinata
Avrei voluto dirti che hai messo ordine alla mia vita
Avrei voluto dirti che percorri linee troppo strette con il tuo monopattino
Avrei voluto dirti che le mie paure si dissolvono nella felicità dei tuoi occhi
Avrei voluto dirti che le tue mani sul pianoforte sono piccole
Avrei voluto dirti che sento forti le tue ancora acerbe passioni
Avrei voluto dirti che quando dormo sento il tuo respiro
Avrei voluto dirti che ti voglio bene
ma non so come dirtelo
se non con la banalità delle mie parole.
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lunedì 5 luglio 2010
Di quello che sento
Se mi attraversi
come se l'amore non fosse materia
e non cogli tutta l'energia che sovrasta le apparenze,
se non avverti il bisogno d'aria,
la necessità di un anelito vitale che gli incerti battiti di un cuore sospeso, reclamano
se di apparenza nutri caparbiamente il mio essere,
non di opposti mi dannerò
ma di assoluta certezza
commensale solitario
a nutrire con gesti malinconici,
di cibo amaro
l'eterna perdizione.
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come se l'amore non fosse materia
e non cogli tutta l'energia che sovrasta le apparenze,
se non avverti il bisogno d'aria,
la necessità di un anelito vitale che gli incerti battiti di un cuore sospeso, reclamano
se di apparenza nutri caparbiamente il mio essere,
non di opposti mi dannerò
ma di assoluta certezza
commensale solitario
a nutrire con gesti malinconici,
di cibo amaro
l'eterna perdizione.
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Dal trattato dell'Amore incondizionato
Ho sentito la tua voce
ho sentito la voce dei granelli di sabbia perduti nel deserto africano
ho sentito la voce della fresia parlottare timida d'amore
ho sentito la voce azzurra del timo di pigmenti forti conversare
ho sentito la voce di una giornata di sole
ho sentito la voce del vento gridare supremazia
ho sentito la voce del mare, saudente, invocare maternità
ho sentito la voce di un solo fiocco di neve, ripetere una nenia di corale armonia
ho sentito la voce della noia, morire inesorabilmente
ho sentito la voce di mia figlia.
Ho sentito tutte le voci del mio mondo, ho sentito la tua voce.
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ho sentito la voce dei granelli di sabbia perduti nel deserto africano
ho sentito la voce della fresia parlottare timida d'amore
ho sentito la voce azzurra del timo di pigmenti forti conversare
ho sentito la voce di una giornata di sole
ho sentito la voce del vento gridare supremazia
ho sentito la voce del mare, saudente, invocare maternità
ho sentito la voce di un solo fiocco di neve, ripetere una nenia di corale armonia
ho sentito la voce della noia, morire inesorabilmente
ho sentito la voce di mia figlia.
Ho sentito tutte le voci del mio mondo, ho sentito la tua voce.
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venerdì 25 giugno 2010
Magicamente la vita (Una fiaba per mia figlia) II parte
Quando una voce che proveniva chissà da quale luogo:
”Potrai diventare chi vorrai, se così è scritto”,
Agnese rimase con la mano sulla maniglia della finestra che, quasi animata, rifiutava di chiudersi,
“Chi è?" "Chi sei?”
Gridò, quasi, la sua domanda, senza la minima paura, all’aria densa che ascoltava e, senza aspettare risposta, tentò di chiudere nuovamente la finestra prima che la pioggia trovasse la strada della sua stanza.
“Non cercare risposte fuori da te stessa, quello che cerchi lo troverai dentro il tuo cuore”.
Non si accontentava facilmente di risposte evasive, preferiva conoscere, conoscere i dettagli, preferiva le puntualizzazioni, le fonti, quando era il caso, figuriamoci quella risposta da giornalino di Fate, scritta nel capitolo: "Futuro, che fare?”.
Fate o non Fate, tentò con rinnovata energia di chiudere la finestra che, questa volta, con docilità tornò al suo posto, ponendo fine a quell’assurda situazione.
Non rimase, però, indifferente a quanto era successo, si fermò, per un attimo, con quella sua aria riflessiva, gli occhiali leggermente scivolati sul naso, la mano destra su un fianco. La fase d'immobilità fu brevissima, anche se piena d’implicazioni conosciute da lei sola; comincio a recitare, con parole appena sussurrate, il suo abituale mantra, tanto caro alle bambole che, riunite in disordinato consesso, la ascoltavano mute e consapevoli dell'importanza di quanto lei comunicava, e, per finire, come aveva sempre fatto, anche prima di nascere,nel grembo materno, si cimentò in quella strana danza che eseguiva quando era eccitata per una novità, per qualcosa che avrebbe fatto o, solamente, perché era felice.
continua....
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”Potrai diventare chi vorrai, se così è scritto”,
Agnese rimase con la mano sulla maniglia della finestra che, quasi animata, rifiutava di chiudersi,
“Chi è?" "Chi sei?”
Gridò, quasi, la sua domanda, senza la minima paura, all’aria densa che ascoltava e, senza aspettare risposta, tentò di chiudere nuovamente la finestra prima che la pioggia trovasse la strada della sua stanza.
“Non cercare risposte fuori da te stessa, quello che cerchi lo troverai dentro il tuo cuore”.
Non si accontentava facilmente di risposte evasive, preferiva conoscere, conoscere i dettagli, preferiva le puntualizzazioni, le fonti, quando era il caso, figuriamoci quella risposta da giornalino di Fate, scritta nel capitolo: "Futuro, che fare?”.
Fate o non Fate, tentò con rinnovata energia di chiudere la finestra che, questa volta, con docilità tornò al suo posto, ponendo fine a quell’assurda situazione.
Non rimase, però, indifferente a quanto era successo, si fermò, per un attimo, con quella sua aria riflessiva, gli occhiali leggermente scivolati sul naso, la mano destra su un fianco. La fase d'immobilità fu brevissima, anche se piena d’implicazioni conosciute da lei sola; comincio a recitare, con parole appena sussurrate, il suo abituale mantra, tanto caro alle bambole che, riunite in disordinato consesso, la ascoltavano mute e consapevoli dell'importanza di quanto lei comunicava, e, per finire, come aveva sempre fatto, anche prima di nascere,nel grembo materno, si cimentò in quella strana danza che eseguiva quando era eccitata per una novità, per qualcosa che avrebbe fatto o, solamente, perché era felice.
continua....
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La magia del semplice
Chiedere alla gente di votare: è naturale che la maggioranza abbia sempre ragione. La verità dev'essere provata dalla maggioranza: è il metodo che gli esperti adottano per guidare il mondo intero- la verità dev'essere dimostrata dalla maggioranza.
In realtà, è vero l'esatto opposto: la maggioranza crede sempre alle menzogne, perchè la maggioranza è costituita da sciocchi.
Osho,"La magia del semplice"- pag. 140- edizioni tascabili Bompiani
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In realtà, è vero l'esatto opposto: la maggioranza crede sempre alle menzogne, perchè la maggioranza è costituita da sciocchi.
Osho,"La magia del semplice"- pag. 140- edizioni tascabili Bompiani
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mercoledì 16 giugno 2010
Magicamente, la vita (Una fiaba per mia figlia)
Quando il lampo illuminò il campo di erba secca, tutto intorno divenne improvvisamente un'unica scena di bellezza quasi magica.
Gli alberi che guardavano la terra si rialzarono per toccare il cielo, le case grigie, si colorarono di tutti i colori, e l'erba secca assunse le sembianze della più bella tavolozza colorata dai fiori di tutto il mondo.
Tutto si muoveva al ritmo delle onde del mare avanti, indietro,
ora a sinistra, e poi a destra,
onde e rotazione.
Come se solamente in quel momento avessero appreso i più nascosti segreti della natura, le cose presero a muoversi armonicamente, ognuna in ogni direzione possibile, alcune scoprendo quelle mai percorse.
In quel momento Agnese aprì la finestra, anziché spaventarsi per il rumore e per la luce accecante delle saette che popolavano il cielo nero, mise la testa fuori, controllata dai gerani sul davanzale, e quasi a volere cogliere l'essenza di quella potenza incalcolabile, guardò verso la luce e, non si meraviglio quando, con occhi curiosi, vide la metamorfosi del luogo che conosceva come l'unico possibile, come il solo che avrebbe conosciuto.
Rimase sotto la pioggia battente ad ammirare quell'incredibile miracolo, "Tutto può cambiare!", pensava, “Anch’io cambierò, un giorno, chi diventerò?”
Con questo pensiero in testa, si ritrasse per accostare la finestra, quando …
(continua)
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Gli alberi che guardavano la terra si rialzarono per toccare il cielo, le case grigie, si colorarono di tutti i colori, e l'erba secca assunse le sembianze della più bella tavolozza colorata dai fiori di tutto il mondo.
Tutto si muoveva al ritmo delle onde del mare avanti, indietro,
ora a sinistra, e poi a destra,
onde e rotazione.
Come se solamente in quel momento avessero appreso i più nascosti segreti della natura, le cose presero a muoversi armonicamente, ognuna in ogni direzione possibile, alcune scoprendo quelle mai percorse.
In quel momento Agnese aprì la finestra, anziché spaventarsi per il rumore e per la luce accecante delle saette che popolavano il cielo nero, mise la testa fuori, controllata dai gerani sul davanzale, e quasi a volere cogliere l'essenza di quella potenza incalcolabile, guardò verso la luce e, non si meraviglio quando, con occhi curiosi, vide la metamorfosi del luogo che conosceva come l'unico possibile, come il solo che avrebbe conosciuto.
Rimase sotto la pioggia battente ad ammirare quell'incredibile miracolo, "Tutto può cambiare!", pensava, “Anch’io cambierò, un giorno, chi diventerò?”
Con questo pensiero in testa, si ritrasse per accostare la finestra, quando …
(continua)
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lunedì 14 giugno 2010
Vito Mancuso, per fortuna c'è
"Materia e spirito non sono altro che configurazioni diverse dell'unico essere, l'energia, per cui tra loro vi è una perfetta continuità ontologica."
(Vito Mancuso, L'anima e il suo destino, pagina 87- cap."Origine dell'anima"-Raffaello Cortina, 2010)
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(Vito Mancuso, L'anima e il suo destino, pagina 87- cap."Origine dell'anima"-Raffaello Cortina, 2010)
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